Allergia

Medicina: generalità

sf. [sec. XX; da allo-+-ergia]. In medicina, capacità di un organismo di reagire in maniera anomala verso determinate sostanze (allergeni) con cui era stato precedentemente sensibilizzato. Non è infatti il primo contatto quello responsabile dello scatenamento di una reazione allergica quanto il secondo, che trova l’organismo già preparato a reagire rapidamente contro l’agente estraneo. Le manifestazioni allergiche, dette anche reazioni di ipersensibilità, si distinguono, relativamente al tempo di insorgenza in risposta all’introduzione dell’allergene, in immediate e ritardate. Le reazioni immediate, riunite insieme sotto il termine di atopia, sono tipiche di individui con una particolare predisposizione, spesso familiare, che spinge il loro organismo a reagire contro allergeni verso i quali invece i soggetti normali non mostrano alcuna reazione. La ragione di ciò sta nel fatto che essi possiedono gran quantità di anticorpi, detti IgE, adesi alla membrana delle cellule basofile, all’interno delle quali sono contenute numerose sostanze, tra cui istamine, prostaglandine, leucotrieni, eparine, fattori chemiotattici, idrolasi e proteasi, che vengono liberate all’esterno in seguito al legame dell’allergene con l’anticorpo IgE e che sono direttamente responsabili dei sintomi allergici. Esse infatti danneggiano i tessuti provocando vasodilatazione, edema, aumento della permeabilità dei vasi sanguigni, alterazioni della muscolatura liscia e del tessuto connettivo. Nelle reazioni allergiche immediate i sintomi compaiono dopo qualche minuto per scomparire nella maggioranza dei casi dopo 30-60 minuti, si manifestano a carico di una determinata sede corporea (apparato respiratorio, gastrointestinale, cute, congiuntiva) e possono avere diversa gravità, con rischio per la vita del soggetto, come nello shock anafilattico. In questo gruppo di reazioni sono compresi anche la rinite allergica, la malattia da fieno, l’orticaria, la dermatite atopica, l’angioedema, l’allergia alle punture di insetti, le allergie crociate pollini-alimenti e le forme allergiche dell’asma bronchiale. Le reazioni allergiche ritardate non sono mediate da anticorpi ma da linfociti T che, direttamente o attraverso sostanze solubili dette linfochine, attivano secondariamente monociti e macrofagi, cellule dotate di enzimi litici che provocano il danno tessutale. Le reazioni ritardate compaiono dopo 48-72 ore dall’esposizione all’allergene e sono esemplificate dalla reazione alla tubercolina.

Patologie allergiche

Le principali malattie in cui le allergie entrano in gioco sono la dermatite da contatto, il rigetto ai trapianti, alcune forme di ipersensibilità a farmaci e ad agenti infettivi, come virus, funghi, parassiti. Un terzo tipo di reazioni allergiche prende origine dall’azione lesiva provocata dai complessi antigene-anticorpo (immunocomplessi) che si depositano all’interno dei vasi e nei tessuti e che, tramite l’attivazione del sistema del complemento, stimolano una reazione infiammatoria locale responsabile del danno. Esempi di situazioni patologiche in cui questo tipo di reazioni ha un ruolo fondamentale sono le vasculiti allergiche, la malattia da siero, alcune glomerulonefriti e reazioni verso farmaci. In questo tipo di ipersensibilità gli allergeni, oltre che esterni (siero, farmaci) possono essere anche interni, cioè strutture appartenenti all’organismo ospite, dando così origine a un processo autoimmunitario, come succede in malattie quali il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide. Grande importanza hanno assunto anche le allergie alimentari, cioè quelle reazioni abnormi provocate dall’ingestione di alimenti che in Italia colpiscono circa il 2% della popolazione. I sintomi clinici sono comuni agli altri tipi di allergie; insorgono pochi minuti o qualche ora dopo l’assunzione dell’alimento e si manifestano con sintomi di diversa gravità, che possono consistere in shock anafilattico, asma, rinite, orticaria, eczema, gastroenteropatie. I cibi maggiormente incriminati sono latte, uova, pesci, soprattutto i crostacei, arachidi e noccioline americane, fragole e frutta secca. Da ricordare il latte vaccino, che è l’allergene più importante della prima infanzia, e le allergie dei lattanti ad alcuni alimenti assunti dalla madre e veicolati dal latte materno. L’intolleranza agli additivi è confermata solo in 2 persone su 10 mila: è più frequente nel bambino che nell’adulto e può aggravare la dermatite atopica, l’orticaria cronica, la rinite e l’asma. Gli additivi maggiormente responsabili sono la tartrazina (un colorante giallo), il sodio glutammato (salsa di soia e dadi per brodo), i nitrati e i nitriti (sostanze impiegate nella conservazione delle carni cotte), agenti solforati (conservanti presenti nel vino, nei succhi di frutta, nelle salsicce, nella frutta e nella verdura), l’acido benzoico e i benzioati (conservanti antibatterici e anitimicotici per molti alimenti), il carminio (un colorante rosso), la vanillina, gli antiossidanti e alcuni enzimi, tra cui la papaina. Infine uno stato allergico può comparire in seguito all’esposizione ad agenti fisici, come il caldo, il freddo e la luce solare e si manifesta con prurito, orticaria ed eruzioni cutanee, insorgenti a volte anche dopo il bagno o il nuoto. Considerando le molteplici cause che le scatenano, negli ultimi anni le allergie sono diventate sempre più frequenti e complesse da diagnosticare e da trattare. Dagli anni Settanta del sec. XX le allergie sono aumentate del 30-50%. In Italia circa il 15% della popolazione presenta manifestazioni allergiche di diversa entità. In generale si può ritenere che nelle popolazioni europee vi sia un aumento annuo di frequenza delle allergopatie di almeno il 10-15%. Un incremento, questo, che si rileva per tutti gli allergeni, siano essi da inalazione (pollini, acari, derivati animali, miceti, ecc.), da ingestione (alimenti e farmaci), da inalazione o da puntura (farmaci, veleni di insetti) o da contatto (sostanze chimiche varie, metalli). La comparsa della dermatite atopica e delle manifestazioni cliniche legate all’allergia alimentare privilegia soprattutto l’infanzia, per poi decrescere gradualmente nell’età matura. L’asma bronchiale causata da allergeni ambientali, quali i Dermatofagoidi (acari della polvere), inizia di frequente verso il 3°-4° anno di vita, la rinite allergica compare in genere dopo il 5° anno, mentre la pollinosi esordisce più tardivamente con un picco verso i 20 anni di età per la Parietaria e verso i 20-30 anni per i pollini di Graminacee e di altre piante erbacee e arboree. Le allergopatie si manifestano inoltre di preferenza nel sesso maschile fino al 15° anno di età e nel sesso femminile in età successiva. Il notevole incremento delle malattie allergiche, documentato da numerose ricerche epidemiologiche, sembra essere causato dall’aumento del numero di sostanze allergeniche circolanti, molte delle quali non esistenti in natura (per esempio, sostanze chimiche, addittivi alimentari, fibre sintetiche); dalla maggiore frequenza delle esposizioni ai vari allergeni (si consideri per esempio l’enorme consumo di farmaci); da un incremento dei fattori predisponenti, tra cui gli inquinanti atmosferici. Esso sembra inoltre andare di pari passo con l’industralizzazione e la civilizzazione. Alcuni studi hanno infatti messo in evidenza che le nazioni in via di sviluppo hanno una bassa frequenza di allergopatie. Altre indagini hanno invece smentito inaspettatamente la responsabilità dell’inquinamento atmosferico nell’aumento delle allergie. Ha suscitato infatti un certo scalpore la ricerca che ha paragonato i dati di alcune città dell’ex Germania dell’Est, ad alto inquinamento, con quelli di città della Germania Ovest, a basso inquinamento. I risultati hanno dimostrato che in queste ultime la prevalenza delle allergie era maggiore rispetto alle prime. All’elevata concentrazione delle particelle di scarico dei motori diesel si attribuisce tuttavia la capacità di interferire su diversi fenomeni immunologici. Indiscutibile è inoltre il collegamento tra l’esposizione al fumo di sigaretta nei primi mesi di vita e l’insorgenza di allergie, tra cui l’asma bronchiale. Chi appartiene a un’elevata classe sociale ha inoltre una maggiore probabilità di sviluppare allergie, come pure chi si espone a un’alta carica di allergene. La comparsa dell’allergia all’ambrosia in Lombardia, un fenomeno del tutto inconsistente fino a 15 anni fa, è infatti legata all’impressionante diffusione di questa pianta negli ultimi anni nella zona a Nord est di Milano. Un’altra interessante ipotesi, avvalorata da diversi ricercatori per giustificare l’incremento delle allergopatie, considera che le migliori condizioni igieniche favorirebbero un maggior sviluppo delle allergie. La diminuzione negli ultimi anni delle malattie infettive, che per millenni hanno impegnato l’organismo nella produzione di anticorpi specifici per debellarle, avrebbe causato una maggiore disponibilità del sistema immunitario alla sensibilizzazione agli allergeni per deviazione dalla normale risposta antiinfettiva aquella antiallergica. I dati più aggiornati hanno inoltre messo in luce l’aumento del fenomeno nei bambini che vivono nei Paesi industrializzati, dove dagli anni Ottanta i casi di asma da allergie sono raddoppiati. La diminuzione dell’allattamento materno, l’inquinamento ambientale, il notevole carico allergenico domestico (acari e animali domestici), le infezioni e la dieta in gravidanza sono indicate come le cause principali dell’aumento del 30-50% delle allergie durante l’infanzia. Secondo alcuni studi, effettuati in Europa e negli Stati Uniti, l’ordine cronologico di nascita dei bambini in una famiglia influenza la prevalenza delle malattie allergiche, e soprattutto dell’asma. Gli ultimi nati in una famiglia con più figli hanno pertanto una minore probabilità di ammalarsi di rinite allergica, dermatite atopica e asma. Anche la genetica ha un ruolo riconosciuto. Un bambino che ha entrambi i genitori allergici ha infatti un rischio del 60% di esserlo a sua volta. Rischio che si riduce al 40%, se ha un solo genitore allergico. Diverse indagini hanno inoltre indicato che il mese di nascita del bambino può può essere importante per la successiva sensibilizzazione ai pollini, un’ipotesi che trova la sua ragion d’essere nella situazione immunologica “in divenire” del bambino durante i primi 30 giorni di vita. Da altre indagini effettuate in diversi Paesi europei è emerso che in media il 25% dei bambini in età scolare abbia una o più patologie allergiche. In Italia soffrono di allergie circa 3 milioni di bambini e ragazzi, di età comp
resa tra 0 e 18 anni. Tra le allergie emergenti è da segnalare quella alle blattidi, gli scarafaggi neri o rossi, che in Italia colpisce oltre il 6% dei bambini. Negli ultimi anni, parallelamente all’incremento delle vendite di prodotti cosmetici, si è assistito a un progressivo aumento dell’incidenza delle dermatiti da contatto da cosmetici, che attualmente rappresentano il 15% delle dermatiti da contatto in generale e ben il 28% delle dermatiti da contatto extraprofessionali, posizionandosi così al secondo posto dopo le allergie dovute agli accessori metallici. Si stima pertanto che interessino circa il 2% della popolazione prevalentemente femminile, compresa tra i 20 e i 40 anni. Tra i fattori scatenanti vengono indicati la composizione dei cosmetici, la concentrazione degli ingredienti, la sede di applicazione, il tempo di contatto, la frequenza delle applicazioni e gli effetti cumulativi di conservanti, profumi, eccipienti ed emulsionanti. § Esistono anche allergie ai veleni di Imenotteri: l’ipersensibilità a particolari secrezioni velenose di questi insetti (api, calabroni, vespe) può provocare una modesta reazione locale o un ponfo, di solito pruriginoso e spesso dolente. Di rado si può verificare uno shock anafilattico.

Allergie dell’apparato respiratorio

L’asma allergico: può essere causato da allergeni da inalazione, tra cui principalmente i pollini (ma anche gli acari, le forfore e altri derivati di animali), nonché da infezioni virali e sostanze chimiche di basso peso molecolare. Raramente sono chiamati in causa gli allergeni alimentari, anche se sono noti alcuni casi dovuti a ipersensibilità al latte vaccino o ad altri nutrienti. Episodi asmatici sono pure da mettere in relazione con il contatto con nichel, farmaci e addittivi alimentari. L’asma allergico può manifestarsi con vere e proprie crisi, durante le quali il soggetto ha difficoltà respiratoria, tosse, espettorato od oppressione toracica. L’ostruzione bronchiale che si instaura è spesso spontaneamente reversibile o si risolve dopo terapia. L’asma insorge con notevole frequenza in età infantile, soprattutto al di sotto dei 4-7 anni e rappresenta la più diffusa patologia cronica. Nel 20-30% dei casi è però possibile osservare la scomparsa o l’attenuazione dei sintomi all’epoca della pubertà, soprattutto nei maschi. La sua incidenza in Italia è compresa tra il 4 e il 5%. La rinite allergica: malattia infiammatoria non infettiva della mucosa nasale che può essere stagionale, in quanto causata da pollini o da muffe, oppure perenne, in quanto scatenata da allergeni di natura animale, come per esempio l’acaro. Nei Paesi occidentali colpisce in genere il 6-10% della popolazione e si manifesta con starnuti, anche 10-20 consecutivi, sensazione di bruciore al naso, rinorrea acquosa, ostruzione nasale e a volte con prurito al palato molle, all’orecchio o alla congiuntiva. Nel 30% dei casi è associata ad altre forme di malattie allergiche, come la pollinosi o l’orticaria. La pollinosi: allergia ai pollini, che provoca attacchi di starnuti, congiuntiviti e riniti allergiche, nonché l’asma allergico; colpisce in Italia circa il 7-10% della popolazione. Il 50% delle pollinosi è determinato dalle graminacee, il 25-30% dalla parietaria, il 7-10% dalle composite, il 15% da altri pollini o da una composizione di pollini. Nel Nord Italia sono tuttavia più diffuse le allergie alle graminacee e betullacee, mentre al Sud quelle da parietaria e da ulivo. In Lombardia, in particolare, si è sviluppata un’allergia a un nuovo polline, quello dell’ambrosia, pianta molto diffusa in Nord America e principale causa di allergie oltreoceano.

Allergie crociate

Si tratta di un fenomeno emergente, che riguarda una sinergia fra le allergie alimentari e le allergie respiratorie, in cui ognuna rafforza l’altra. Per esempio, un soggetto con allergia al polline svilupperà facilmente allergie ad alimenti vegetali come frutta e verdura. Essa è provocata da una proteina contenuta in comune nei pollini e negli alimenti, riconosciuta dall’organismo come un potenziale pericolo da cui difendersi. Oltre a scatenare una reazione infiammatoria a livello delle mucose respiratorie, questo allergene infiamma anche la mucosa orale e dell’apparato digerente, provocando non solo edemi alle labbra, al palato e alla glottide, ma anche rilevanti disturbi gastroenterici. Questa risposta anomala del sistema immunitario è legata alla costituzione genetica dell’individuo e all’intensità dello stimolo allergenico ricevuto. Le allergie agli acari della polvere provocano invece reattività crociata all’ingestione di lumache. Altri esempi sono l’allergia al polline di betulla, che predispone a quella alimentare a mela, pera, ciliegia, prugna, albicocca, pesca, noce, nocciola, finocchio, sedano; l’allergia al polline delle Composite, che favorisce quella alle castagne, alle banane, al miele di Composite e agli ortaggi e alla frutta della famiglia delle Ombrellifere, quali anguria, melone, carote, finocchio, prezzemolo, anice, sedano, lattuga, all’olio di girasole, alla camomilla, alla cicoria e all’“erba matta” o tarassaco; l’allergia alle Graminacee, che può favorire quella a mandarino, arancia, ciliege, mandorle, prugne, pesce, melone, anguria, kiwi, pomodoro. È stata anche osservata un’allergia al latice naturale, contenuto in guanti, cateteri, attrezzi sportivi, che si associa con quella alimentare a banana, castagna, kiwi.

Allergie ai farmaci

Si tratta di allergie causate da sostanze impiegate per la prevenzione, la diagnosi e la terapia di svariate malattie. I principi attivi generalmente responsabili sono i chemioantibiotici, i sulfamidici, gli analgesici, i polipeptidi come per esempio l’insulina, alcuni enzimi, gli anestetici generali o locali, i miorilassanti, gli psicofarmaci, i lassativi o le vitamine del gruppo B. Le sindromi reattive possono insorgere alla prima somministrazione, ma anche in soggetti che in precedenza ben tolleravano il farmaco. Esse si possono manifestare con eruzioni cutanee, tra cui esantemi diffusi, o con quadri clinici più gravi, come lo shock anafilattico. Si calcola che la frequenza delle allergie ai farmaci sia compresa tra il 2 e il 5% della popolazione e che tali patologie rappresentino circa il 3-5% di tutte le cause di ricovero ospedaliero.

Congiuntiviti allergiche

In Italia circa il 15-20% della popolazione, vale a dire una persona su 5, è colpita da congiuntiviti allergiche, favorite principalmente dagli inquinanti atmosferici, dal fumo e dai conservanti (per esempio cloruro di benzalconio) contenuti nei colliri e nelle lacrime artificiali che, se usati per molti giorni, alterano il film lacrimale e danneggiano la membrana cellulare degli epiteli corneali e congiuntivali, scatenando reazioni allergiche nei soggetti sensibili. Le congiuntiviti allergiche si manifestano soprattutto nei bambini: oltre il 20% dei giovanissimi allergici presenta una sintomatologia solo oculare, mentre il 20-30% associa alla congiuntivite sintomi respiratori di tipo rinitico (rino-congiuntivite).

Allergie professionali

Nel quadro delle allergie ha avuto un notevole sviluppo lo studio di quelle professionali, soprattutto in rapporto al riconoscimento dell’importanza di tale patologia che interessa gli addetti a numerose attività, nel settore industriale chimico e in altri settori. Le forme cliniche principali sono l’asma bronchiale allergica, la rinite vasomotoria, l’alveolite allergica estrinseca, l’eczema e più raramente l’orticaria e la congiuntivite. Numerose sono le attività in cui è frequente il riscontro di casi di rinite vasomotoria e di asma bronchiale allergica. L’ambiente di lavoro può causare anche allergie da contatto professionali (DAC professionali), che sono al secondo posto per incidenza tra le malattie professionali, dopo le ipoacusie. Nel corso del tempo si è assistito a una riduzione delle DAC tra i ceramisti e all’aumento della DAC causate dal lattice dei guanti di gomma tra il personale medico, odontoiatrico e paramedico. Un problema, quest’ultimo, che riguarda il 5-15% del personale ospedaliero. Nell’agricoltura e zootecnia si ha l’esposizione ad allergeni quali le polveri di fieno, frumento, mais, avena, paglia, i micofiti che vivono come parassiti di vegetali, i peli e le forfore di animali. Nella lavorazione di prodotti animali e vegetali (operai di cappellifici, pellicciai, mugnai, industria alimentare, industria del legno) gli allergeni sono le piume, le lane, i peli animali, le farine di cereali e la polvere di legno. Nell’industria farmaceutica tutti i farmaci possono comportarsi da allergeni inalatori, in particolare gli antibiotici e gli enzimi. Nell’industria delle materie plastiche e nella verniciatura il rischio è costituito dalle lavorazioni che comportano la produzione e l’uso di resine sintetiche. Le alveoliti allergiche estrinseche, simili quanto a sintomatologia alle bronchiti acute recidivanti, in patologie professionali sono rappresentate dalle malattie polmonari da polveri organiche. La forma più diffusa è il farmer’s lung, dovuto a miceti inquinanti i fieni. L’eczema ha anch’esso una notevole incidenza tra le malattie professionali. I lavoratori in cui tale patologia si verifica sono quelli dell’industria edile, in cui il responsabile è il cemento; dell’industria metalmeccanica per la presenza di oli minerali e di solventi; dell’industria tessile per l’esposizione a coloranti, solventi, oli minerali; dell’industria chimica, nella quale tutti i composti, per lo meno teoricamente, sono in grado di causare eczema; dell’industria della gomma, ecc. Sindrome dell’edificio malato (Sick Building Syndrome). Con la diffusione degli impianti di condizionamento dell’aria a circuito chiuso e di materiali costruttivi e di arredamento come moquette, tendaggi ecc., si è sviluppata nei Paesi industrializzati la cosiddetta “sindrome dell’edificio malato”, vale a dire quell’insieme di fattori ambientali che provocano vere e proprie epidemie di allergie fra i lavoratori con fenomeni respiratori, oculari, cutanei e neurologici. In particolare, la causa più frequente è dovuta a microorganismi e spore fungine, veicolati dai condizionatori e in grado di moltiplicarsi all’interno degli impianti, o annidati in tendaggi, tappeti e moquette.

Diagnosi

Il riconoscimento di stati allergici e di fattori allergizzanti è possibile con l’esecuzione di reazioni specifiche (cutireazione, intradermoreazione, oftalmoreazione) che si basano sulla capacità della pelle e delle mucose a reagire se poste a contatto con la sostanza sensibilizzante. I test più idonei a mettere in evidenza uno stato di ipersensibilità sono le prove cutanee, eseguite applicando soluzioni contenenti determinate concentrazioni degli allergeni responsabili su scarificazioni o punture della pelle (prick test) oppure iniettandole nel derma (intradermoreazione): la comparsa di un rigonfiamento (ponfo) della cute indica una reazione positiva. Un test molto affidabile e sicuro è quello di provocazione specifica (nasale o congiuntivale) che consiste nel somministrare una piccola quantità di allergene nel naso, o nella congiuntiva, per provocare una rinite, o una congiuntivite, “in miniatura”. Tale test è utile anche per valutare l’evoluzione nel tempo della patologia e per misurare l’efficacia dei farmaci utilizzati. A queste prove si affiancano esami di laboratorio, come il dosaggio radioimmunologico nel sangue delle IgE totali (PRIST) e di quelle specifiche per un determinato allergene (RAST). Nell’ipersensibilità ritardata le prove cutanee consistono nell’applicare sulla pelle il materiale sospetto, fissandolo con un cerotto adesivo (patch test), e nel lasciarlo per 48-72 ore in attesa che si manifestino arrossamento, indurimento o vescicole. Nelle allergie alimentari le prove cutanee sono spesso insufficienti, e allora si utilizzano test con diete a base di alimenti quasi sicuramente non allergenici ai quali si aggiungono progressivamente uno alla volta quelli più frequentemente responsabili di allergie, al fine di individuare quale alimento determina la comparsa delle manifestazioni allergiche.

Terapia

Il trattamento delle reazioni allergiche si articola su tre principi fondamentali: trattamento sintomatico, mediante farmaci antistaminici, simpaticomimetici e corticosteroidi; allontanamento dall’allergene, che, quando è possibile, risolve il quadro sintomatologico; iposensibilizzazione specifica o immunoterapia specifica (ITS, il cosidetto vaccino terapeutico), quando si tratta di allergeni ai quali il paziente non può sottrarsi. Un documento redatto dall’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1998 ha inoltre sottolineato che l’ITS non è un trattamento sintomatico, bensì una terapia profilattica a lungo termine che modifica la progressione naturale della malattia allergica, in quanto interagisce con la risposta immunitaria. L’iposensibilizzazione consiste nell’iniezione sottocutanea di dosi progressivamente crescenti dell’allergene responsabile; ciò provoca la comparsa nel sangue di anticorpi, cosiddetti bloccanti, che neutralizzano la reazione allergica e aumentano proporzionalmente alla quantità di allergene somministrata e diminuzione della sintesi delle IgE specifiche. Questo tipo di terapia deve essere praticata quando la patologia è in fase quiescente e non attiva. Essa è indicata soprattutto per la desensibilizzazione nei confronti di allergeni da inalazione, responsabili di quadri come la rinite allergica da pollini, le allergopatie respiratorie da miceti, le sindromi da ipersensibilità da Imenotteri (api, calabroni), l’asma da fieno e quella da polveri ambientali, e può essere tentato anche nelle allergie da farmaci, quando non esiste alternativa farmacologica e si tratta di farmaci indispensabili, mentre non è idonea per le allergie alimentari, che possono essere curate solo con l’allontanamento dell’alimento incriminato, quindi con diete personalizzate, e con la terapia sintomatica. L’immunoterapia specifica può essere a breve e a lungo termine e l’uso dei vaccini e di altri farmaci sintomatici o antinfiammatori non si esclude a vicenda ma si complementa. Sono infatti due diversi strumenti che lo specialista ha a sua disposizione per gestire le allergie nel migliore dei modi. La possibilità di ricorrere a formulazioni alternative alla via iniettiva, come per esempio la via sublinguale o intranasale, ha ulteriormente migliorato la sicurezza di tale trattamento. È tuttavia prudente non somministrare l’immunoterapia specifica in gravidanza. Sebbene gli studi eseguiti in merito abbiano dimostrato che non comporta alcun rischio per la futura madre e per il nascituro, tuttavia le possibili reazioni allergiche a essa associate la controindicano durante la gestazione. Per l’allergia al latte bovino, molto comune nei bambini, è utile l’uso di formule preparate con idrolisati proteici. La sicurezza di queste formule dipende dal grado di frammentazione delle proteine: quelle costituite dai cosidetti “idrolisati spinti” forniscono le migliori garanzie di ridotta allergenicità. Per le allergie crociate pollini-alimenti il rimedio più intuitivo è quello di evitare quel determinato cibo, sostituendolo con altri che contengano le stesse sostanze nutritive. Le crisi asmatiche vengono di solito combattute con l’uso di broncodilatatori e talvolta mediante con l’assunzione preventiva di sodio cromoglicato. È possibile anche un trattamento con corticosteroidi per via inalatoria.

In Italia esiste dal 1985 un sistema di sorveglianza che registra la presenza nell’atmosfera dei diversi tipi di polline di interesse allergologico. Questa rete è composta da circa 90 punti di rilevamento, è coordinata dall’Associazione italiana di Aerobiologia (AIA) e garantisce il campionamento, l’identificazione e il conteggio quotidiano dei granuli di polline nell’atmosfera. Entra in funzione da febbraio a ottobre per mettere a punto i calendari dei pollini.

Ricerche sui vaccini

È allo studio il primo vaccino sperimentale contro le allergie, capace di prevenire diversi tipi di reazioni allergiche, diversamente dalle immunoprofilassi tradizionali che combattono ciascuna specifica allergia. Il nuovo vaccino si propone di “riprogrammare” il sistema immunitario agendo sul processo che è alla base delle reazioni allergiche. Quest’ultimo è mediato in particolare da due tipi di linfociti T, chiamati T-helper 1 e 2 (Th-1 e Th-2), che interagiscono con i linfociti B per la produzione degli anticorpi. Nelle reazioni allergiche, o di risposta immunologica eccessiva, si nota una predominanza delle cellule di tipo Th-2, mentre le cellule di tipo Th-1 sembrano avere un effetto equilibrante. Alterando un batterio come quello della tubercolosi, i ricercatori progettano una sostanza che agisca sul meccanismo di produzione delle cellule T, limitando così, negli individui allergici, la produzione di Th-2 e promuovendo invece la produzione di Th-1. Inizialmente si punta a ottenere un vaccino in grado di contenere le reazioni agli acari che si annidano nella polvere, una delle forme più comuni di allergia, attaccando al batterio un pezzo di materiale genetico degli acari. Si passerà quindi a studiare una seconda forma più specifica contro il cosiddetto raffreddore da fieno; con il tempo si spera di arrivare a una formula per ottenere un vaccino multiplo, in grado di fornire una protezione permanente contro diversi tipi di allergie. Una nuova via di cura è collegata alle ricerche sui meccanismi di azione delle chemiochine, le sostanze che attivano il sistema immunitario in caso di pericolo. Tuttavia, quando non riescono a rimuovere l’ostacolo, continuano a lavorare provocando infiammazioni. L’obiettivo delle ricerche è riuscire a bloccare i recettori delle chemiochine, disattivandole quando la loro attività diventa dannosa. Si stanno quindi studiando le molecole che bloccano i recettori. Una di queste (SDF-1) è composta da 7-8 amminoacidi. È in questi ultimi la chiave per bloccare l’attività delle chemiochine: i ricercatori stanno lavorando per individuarli uno a uno e trasformarli in inibitori della risposta immunitaria. Nuove prospettive nello studio dei meccanismi molecolari responsabili delle allergie derivano anche da uno studio condotto negli Stati Uniti, nella Washington University di St. Louis, nel quale è stato individuato un gene mutante che scatena reazioni allergiche, con attacchi di asma. Il gene alterato controlla il recettore della interleuchina-4, la proteina che regola la produzione dell’anticorpo IgE, il primo responsabile delle reazioni allergiche. Si tratta del primo gene finora individuato a essere collegato alla manifestazione di allergie e agisce innescando la cascata di complessi processi infiammatori a catena che portano all’asma. È emerso inoltre che le persone che possiedono questa particolare variante genetica corrono un rischio fino a dieci volte maggiore di soffrire di allergie. Quello individuato è solo il primo dei numerosi geni che si sospetta siano coinvolti nelle reazioni allergiche e il prossimo obiettivo della ricerca è quello di individuare le diverse alterazioni genetiche responsabili in modo da disporre di strumenti nuovi e più efficaci per individuare le persone a rischio.

Bibliografia

G. J. Lawlor, T. J. Fischer, Manuale di allergia ed immunologia, Padova, 1984; L. Perrin, Allergologia pratica, Milano, 1985; V. Feliziani, Pollini di interesse allergologico: guida al loro riconoscimento, Milano, 1986; F. B. Michel, J. Bousquet, Il libro delle allergie, Milano, 1988.

http://www.sapere.it/enciclopedia/allergìa.html#id_8a83c513-b528-3051-b347-0807fe8faae7

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