Antiossidanti e meccanismi regolatori REDOX

 

Antiossidanti & meccanismi regolatori REDOX

Volume 9, numero 10,2007

Mary Ann Liebert, Inc. DOI:10.1089/ars.2007,1724

Revisione Forum

 Ossigeno, Attore Protagonista del Dramma Fisiopatologico: Meccanismi della Trinità, Normossia, Ipossia, ed Iperossia nelle Malattie ed in Terapia

 ADITI C. KULKARNI, PERIANNAN KUPPUSAMY, e NARASIMHAM PARINANDI

SOMMARIO

La vita aerobica si è evoluta in modo tale che la sua mera sopravvivenza dipende dall’ossigeno molecolare. La fosforilazione  ossidativa  mitocondriale  richiede,  necessariamente,  ossigeno  per  generare  energia  utile  negli aerobi. L’omeostasi di questi organismi è rigorosamente mantenuta grazie ad uno stato ottimale di ossigenazione cellulare e tessutale controllato da complessi meccanismi sensori dell’ossigeno, reazioni a catena che fungono da segnali e processi di trasporto. Nel caso si verifichi una fluttuazione dei livelli di ossigeno che determini un aumento (iperossia) o una diminuzione (ipossia) dell’ossigeno molecolare, l’organismo si ritroverebbe a dover affrontare una crisi che comporterebbe la deplezione delle riserve energetiche, alterazioni dei segnali a cascata, reazioni/eventi ossidativi, e morte cellulare o danno tessutale. L’ossigeno molecolare è attivato, sia da meccanismi enzimatici che non enzimatici, in specie di ossigeno altamente reattive (ROS). Gli aerobi hanno sviluppato dei sistemi di difesa antiossidativi efficaci per controbattere la reattività delle ROS. Nonostante le ROS siano anche necessarie in molte delle normali funzioni fisiologiche negli aerobi, la loro sovrapproduzione associata ad una loro insufficiente neutralizzazione, mediante gli antiossidanti endogeni, condurrà ad uno stress ossidativo dannoso. Superfluo dire, che l’ossigeno molecolare occupa una posizione centrale nei meccanismi dell’ossigenazione, della fosforilazione ossidativa e dello stress ossidativo. Questa revisione si interessa della biologia e la fisiopatologia dell’ossigeno,  con  particolare  attenzione  al  trasporto,  meccanismi  sensori,  e  attivazione  dell’ossigeno,  alla

fosforilazione ossidativa, e alla terapia con ossigeno. Antiossidanti, segnali Redox. 9, 1717-1730.

Centro  di Spettroscopia e immagini biomedici EPR, centro oncologico comprensivo, Davis Heart e  istituto  di ricerca sull’apparato polmonare e cardiologico, Dipartimento di Medicina Interna, l’università dello stato di Ohio, Columbus, Ohio

INTRODUZIONE

L’ossigeno è il secondo elemento più abbondante dell’atmosfera terrestre. Nonostante esso sia indispensabile per le forme di vita aerobiche, esso ne rappresenta, anche, un grave pericolo (36,56). L’ossigeno, nonostante sia fortemente paramagnetico, a temperatura e pressione standard è una molecola biatomica. La forma più stabile è quella dello stato- tripletta laddove lo stato più  reattivo  è quello singlet.  L’allotropo dell’ossigeno,  l’ozono  (O3), risiede  negli strati superiori dell’atmosfera dove esso viene prodotto in presenza di scariche elettriche o mediante le radiazioni UV solari. L’ossigeno costituisce quasi il 21% dell’atmosfera terrestre. Nonostante le attuali forme di vita aerobiche richiedano necessariamente ossigeno per la loro sopravvivenza, è stato suggerito che sia stata la vita stessa a formare l’atmosfera, e quindi il suo livello d’ossigeno, come è oggi.

L’atmosfera della Terra inizialmente era costituita da CO2, N2, H2O, con tracce di H2. Nell’ambiente prebiotico, si suppone che l’ossigeno non esistesse nella sua forma libera (35). Durante il periodo dell’origine della vita, i primi organismi fotosintetici rilasciarono ossigeno nell’atmosfera e facilitarono così lo sviluppo di forme di vita aerobiche (36). Dopo molti cambiamenti, l’atmosfera ha raggiunto la sua attuale composizione gassosa, la quale comprende precisi livelli di ossigeno, ottimali per la sussistenza e lo sviluppo della vita. Nonostante l’ossigeno atmosferico sia essenziale per la vita aerobica, alcuni dei suoi derivati ne costituiscono un pericolo. I principali sono i radicali liberi, le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e l’ossigeno nello stato singlet.

La presente revisione pone la sua attenzione sul ruolo dell’ossigeno molecolare e dei suoi derivati in fisiopatologia. La prima sezione si occuperà dell’interdipendenza del trasporto dell’ossigeno, la respirazione ed il processo di produzione di energia che utilizza l’ossigeno. Essa è poi seguita da una breve discussione sui sensori dell’ossigeno e i livelli di ossidazione nell’organismo. Il lato meno nobile dell’ossigeno viene poi visitato – con particolare riguardo alle ROS e gli antiossidanti – sotto la luce dell’inquinamento ambientale e i disturbi patologici. L’ultima sezione si concentra sulle applicazioni terapeutiche dell’ossigeno.

IL TRASPORTO DELL’OSSIGENO, LA RESPIRAZIONE E I PROCESSI BIOENERGETICI

Gli organismi viventi prendono la loro energia unicamente dai substrati combustibili/nutritivi, attraverso la respirazione anaerobica o aerobica. La respirazione anaerobica non prevede l’utilizzo di ossigeno; tuttavia esso è un sistema inefficiente di produzione di energia sotto forma di adenosina-5’-trifosfato (ATP). Contrariamente, negli organismi aerobi, la respirazione cellulare prevede l’ossidazione catalizzata da enzimi, dei substrati combustibili, primariamente ossigeno, per generare l’energia necessaria per i processi biologici. La respirazione aerobica ha luogo in due aree della cellula, essendo la glicolisi nel citoplasma, e il ciclo di Krebs e la catena di trasporto degli elettroni (ETS) nei mitocondri (Fig. 1). Il glucosio, il substrato principale della respirazione aerobica cellulare, viene convertito in piruvato nella fase glicolitica, e poi viene inserito nel ciclo di Krebs per la fosforilazione ossidativa che viene, successivamente, continuata dalla ETS nella membrana interna dei mitocondri. L’ossigeno va incontro alla riduzione di quattro elettroni nella ETS, così da generare ATP, la molecola biologica ultima di energia utile (Fig. 2). L’intero processo della respirazione cellulare aerobica porta alla formazione di 28 molecole di ATP contro le 2 molecole di ATP che sono prodotte durante la respirazione anaerobica. Per cui, risulta evidente che l’efficienza dell’utilizzazione del substrato respiratorio (es: glucosio), per generare il numero massimo di molecole di ATP, è migliore nelle cellule durante la respirazione aerobica, nella quale la presenza dell’ossigeno è essenziale.

Negli organismi complessi, il trasporto d’ossigeno alle cellule dei tessuti è controllato da un’unità di processo centrale come il cervello. Una parte del sistema nervoso centrale, la medulla oblunga, controlla il processo di respirazione e di conseguenza il trasporto dell’ossigeno alle cellule. Esso può modificare il processo di respirazione attraverso un sistema di feedback neurosensoriale. La concentrazione ematica dell’ossigeno, dell’anidride carbonica e il pH (equilibrio acido- basico) sono anche fattori importanti nella regolazione della respirazione.

Complessivamente, la base essenziale della respirazione a livello cellulare è la disponibilità d’ossigeno. Nei mammiferi, inclusa la specie umana, l’ossigeno dai polmoni dopo la respirazione viene trasportato al suo target tessutale per mezzo della proteina trasportatrice dell’ ossigeno, l’emoglobina.

A livello del tessuto, dove le cellule sono impegnati attivamente nella respirazione (fosforilazione ossidativa), l’ossigeno viene liberato dal suo legame con l’emoglobina (ossiemoglobina) grazie ai gradienti di concentrazioni, e l’ossigeno così liberato si rende disponibile ai tessuti metabolicamente attivi. Di conseguenza, le cellule del tessuto impegnate attivamente nella respirazione determinano un gradiente di concentrazione di ossigeno molecolare tra diverse interfacce: tra la membrana plasmatica e lo spazio extracellulare, citoplasma e membrana plasmatica e tra i mitocondri e il citosol. Ancora, l’attiva respirazione mitocondriale cellulare crea diversi livelli di gradienti di pressione parziale (pO2) di ossigeno che portano all’entrata dell’ossigeno nelle cellule per la sua utilizzazione metabolica. Di conseguenza, si può inequivocabilmente concludere che l’ingresso  molecolare dell’ossigeno in una cellula attivamente impegnata nella respirazione sia guidato metabolicamente. In altre parole, se la respirazione cellulare è lenta o si arresta, il gradiente d’ossigeno creato dalla respirazione cellulare viene meno, e così anche l’immissione – per diffusione – di ossigeno nella cellula. Vice versa, l’apporto di ossigeno alle cellule attivamente impegnate nella respirazione può essere interrotta dall’arresto dell’apporto sanguigno, come nell’ischemia. L’ischemia causa la deficienza o l’assenza di ossigeno nei tessuti bersaglio (cellula), conseguentemente, conduce all’ipossia o anossia. In questo caso, anche se i gradienti pO2 sussistessero tra i diversi strati a livello delle interfacce extra e intracellulari, a causa della mancanza dell’apporto ematico e quindi dell’apporto di ossigeno, la respirazione cellulare verrebbe drasticamente ridotta o arrestata o entrambi le cose.

I lipidi delle membrane cellulari, compresi quelli della membrana plasmatica, giocano un ruolo critico nell’ingresso dell’ossigeno  nelle  cellule.  Si  è  dimostrato  che  il  colesterolo,  un  lipide  idrofobico  non  polare  della  membrana plasmatica, è in grado di influenzare il rilascio, il trasporto e la disponibilità di ossigeno nei globuli rossi (RBC) (17). E’ stato dimostrato che un aumento della concentrazione di colesterolo nelle RBC diminuisce il trasporto di ossigeno attraverso le cellule, presumibilmente per una diminuzione della fluidità di membrana ed un irrigidimento del doppio strato lipidico (18). Si è dimostrato che un aumento del contenuto di colesterolo nella membrana plasmatica delle cellule ovariche di criceti cinesi determina un  gradiente più elevato dell’ossigeno, dando ulteriore prova del fatto che il contenuto di colesterolo nella membrana plasmatica sia cruciale nel determinare il valore dei gradienti di ossigeno ai lati della membrana cellulare (48).

CONSUMO NON RESPIRATORIO DELL’ OSSIGENO

La maggior parte dell’ossigeno che entra in una cellula aerobica è utilizzata nella fosforilazione ossidativa messa in atto dai  mitocondri  per  generare  energia  utile,  ATP.  Ciò  nonostante,  una  parte  dell’ossigeno  cellulare  partecipa,come substrato  importante,  a  svariate  reazioni ossidative  catalizzate  dalle  ossigenasi  (monoossigenasi  e  diossigenasi)  di provenienza non mitocondriale (39). Nella maggior parte di questi enzimi, il ferro (Fe) gioca un ruolo centrale nelle reazioni di ossigenazione. L’attivazione dell’ossigeno mediata da proteine eme e non eme(enzimi) dipende dall’assunzione di ferro da parte della cellula, dalle sue riserve e mobilitazione, complessi di ferro, lo stato redox e altre intricate reazioni di biotrasformazione nei quali la valenza del ferro detta il metabolismo e l’attivazione dell’ossigeno molecolare, e l’ossidazione non mitocondriale (39). L’ossidazione del catecolo a cis-muconato, la biosintesi degli steroli (lanosterolo e colesterolo), la sintesi di prostaglandine per mezzo delle cicloossigenasi, l’azione delle lipoossigenasi nella formazione dei metaboliti dell’acido arachidonico, trasformazioni citocromo P450 mediate, e la catalisi della metalloporfirina sono alcuni esempi importanti di consumo non respiratorio e non mitocondriale dell’ossigeno e della sua utilizzazione da parte della cellula (di mammifero) aerobica. E’ noto che un ambiente cellulare ricco di metalli (contenente ferro o rame o entrambi) causa l’ossidazione non enzimatica delle biomolecole incluse le catecolamine, i lipidi, le proteine e il DNA attraverso reazioni di tipo Fenton. Queste reazioni ossidative, catalizzate dai metalli nelle cellule, contribuiscono anche all’utilizzazione non respiratoria dell’ossigeno cellulare. In questa sede,dovrebbe essere messo in evidenza che questi vie che riguardono l’utilizzazione non respiratoria e non mitocondriale dell’ossigeno molecolare cellulare sono di estrema importanza per l’omeostasi cellulare fisiologica e sono anche importanti per una pianificazione farmacologica, tossicologica e fisiopatologica.

 MECCANISMI CHE RILEVANO LE VARIAZIONI D’OSSIGENO

Il rilevamento delle variazioni d’ossigeno è un fenomeno intrinseco grazie al quale si può mantenere l’omeostasi dell’ossigeno nell’organismo. Gli organismi rilevano,in modo continuo, le variazioni della concentrazione di ossigeno nell’organismo e ne rispondono di conseguenza: il rilevamento di uno stato di ipossia induce un aumento della ventilazione polmonare attraverso l’aumento della frequenza respiratoria. Il rilevamento dell’ossigeno avviene a due livelli:  (a)  sistemico  (organi  e  organismo)  e  (b)  locale  (cellulare  e  tessutale).  Sono  stati  allestiti  alcuni  modelli sperimentali per meglio comprendere il meccanismo di rilevamento e per identificarne il recettore.

Il modello del glomo carotideo umano spiega il meccanismo sensore delle variazioni dell’ossigeno a livello sistemico. Il glomo carotideo, situato nella arteria carotide, è il recettore primario del valore di concentrazione d’ossigeno nei mammiferi (80). Le cellule glomiche del glomo carotideo si depolarizzano in risposta all’ipossia e danno inizio ad una serie di eventi.

Tuttavia, sono stati proposti svariati fattori come responsabili dei meccanismi di rilevamento d’ossigeno a livello locale (livelli tessutale, cellulare, subcellulare e molecolare); questi includono le unità sensori dell’ ossigeno cellulare (mitocondri),  le membrane (chelazione di ferro e inibizione del canale del potassio), l’efflusso di ATP dai nervi afferenti, intermedi reattivi dell’ossigeno, ossido nitrico, monossido di carbonio, e neurotrasmettitori (54). Sono state proposte diversi meccanismi, per spiegare il funzionamento di questi processi. Uno di questi meccanismi coinvolge i canali ad alta conducibilità del calcio e i canali voltaggio-dipendenti del potassio (47). Evidenze recenti ci inducono a pensare che esista un recettore molecolare localizzato nelle vicinanze di questi canali (47). Un’altra ipotesi controversa è che il mitocondrio sia l’organulo di rilevamento delle variazioni d’ossigeno (7, 54, 90). Si pensa che anche l’ossido nitrico agisca come recettore molecolare e che interagisca con i complessi mitocondriali (54). E’ stato anche dimostrato una connessione tra il ruolo del CO2   (23, 54) e del CO (47) nel rilevamento delle variazioni d’ossigeno. La NAD(P)H ossidasi è stata anche proposta come un possibile recettore dell’ossigeno (90). Tutti questi studi hanno rilevato che i ROS sono coinvolti nel processo di rilevamento dell’ossigeno, ma l’esatto ruolo dei questi nei vari processi non è ancora stato chiarito, soprattutto nell’ipossia (90). Nonostante la maggior parte degli studi fatti in questo campo sia orientata verso lo studio dei recettori dell’ipossia, pochi studi hanno posto la loro attenzione anche sulla comprensione della natura  dei  recettori  nell’iperossia.  Questi  studi  rivelano  che  il  p38MAPK  è  la  molecola  regolatoria,  promotrice (upstream)  della  produzione  di  ROS  nell’iperossia,  ed  effettrice(78,  92).  Nonostante  sia  stato  dimostrato  che  la p38MAPK e la Src chinasi regolino l’aumento dell’attività della NAD(P)H ossidasi in cellule endoteliali esposti ad iperossia, le esatte ragioni per cui l’ossigeno molecolare venga avviato verso la produzione di ROS durante un esposizione iperossica devono ancora essere stabilite (25, 78).

E’ stato proposto un nuovo affascinante meccanismo di adattamento alle fluttuazioni della pO2   a livello cellulare e tessutale (50, 84, 85, 92). Negli organi dei mammiferi, la pO2  presenta un ampio intervallo (tra 90 e <3 torr) in stati di normossia (85) e di conseguenza la normossia diventa una variabile adattabile. Le cellule, in risposta ad una moderata ipossia cronica, sono in grado di adeguarsi a un valore di pO2  modificando il loro punto di regolazione di normossia, portandosi ad uno stato ossidativo chiamato “iperossia acquisita” (relativo aumento di pO2) (85). E’ stato dimostrato che questo meccanismo di adattamento ad un aumento marginale relativo del pO2  attraverso l’iperossia acquisita promuove la differenziazione dei fibroblasti cardiaci a miofibroblasti attraverso un segnale mediato dal gene regolatore p21 (84). In un modello di cuore di ratto sottoposto ad un danno focale di ischemia/riperfusione (I-R), è stato messo in evidenza l’attivazione dei geni sensibili all’iperossia acquisita, nella regione I-R del tessuto cardiaco (85). Con l’uso della tecnica di microdissezione laser con catapultamento a pressione associato all’analisi PCR in tempo reale, si è dimostrato l’induzione del gene p21 da parte dell’iperossia acquisita sia nei fibroblasti e che nei cardiomiociti del cuore sottoposto a I-R in vivo (50). Per cui, l’iperossia acquisita gioca un ruolo fondamentale nel rimodellamento e nella riparazione del miocardio (92)

Cambiamenti fluttuanti della concentrazione locale di ossigeno (pO2) prevedono delle strategie di adattamento del sistema (cellula/organo) che determinano la protezione dal o una limitazione del danno. I fattori ipossia-indotti (HIF), i fattori di trascrizione, ed importanti regolatori dell’espressione genica ipossia- indotta sono stati ampiamente studiati come elementi chiave della regolazione dei meccanismi di adattamento in sistemi sottoposti ad insulti ipossici (2). E’ stato dimostrato che le risposte adattative allo stimolo ipossico sono mediate da un ampio spettro di reazioni a cascata che  rispondono  alle  variazioni  del valore  d’ossigeno  e  che  interessano  la  NADPH  reduttasi  dei  fagociti,  la  ETS mitocondriale, citocromo c ossidasi, HIF prolina ed HIF asparagina idrossilasi (2). Questi elementi sensibili alle variazioni d’ossigeno hanno diversi gradi di sensibilità e, a seconda del tipo di cellula, essi sono distribuiti in diversi compartimenti cellulari in modo da mettere in atto i processi di adattamento alle variazioni di pO2  nel tessuto attraverso complesse reazioni a catena. Il rilevamento dell’ossigeno è un importante meccanismo che risulta necessario per il normale funzionamento dell’organismo, lo sviluppo fetale, l’adattamento a livelli anomali di ossigeno nell’organismo che si verificano come conseguenza dei variazioni dei livelli di ossigeno nell’ambiente, e condizioni patologiche.

Un danno al sistema di rilevamento di ossigeno nell’uomo si mostra associato ad un numero crescente di condizioni patologiche che comprendono il cancro, ipertensione, apnea notturna, infarto, ictus e la sindrome della morte improvvisa del lattante (94). Complessivamente, non va trascurato il fatto che i meccanismi sensori dell’ossigeno sia a livello locale che sistemico sono interdipendenti tra di loro.

LIVELLI DI OSSIGENAZIONE NELL’ORGANISMO

Gli organismi aerobici non possono sopravvivere senza ossigeno. Se la concentrazione d’ossigeno nell’organismo si abbassa al di sotto di un livello critico o se supera una certa soglia, i normali processi fisiologici vengono alterati. Di conseguenza, risulta evidente che le normali funzioni fisiologiche dell’organismo lavorano in una condizione di rigoroso controllo della concentrazione d’ossigeno, e che uno squilibrio di questa comporterebbe un’alterazione dei normali processi fisiologici. L’adattamento della cellula o dell’organismo come risposta ad un cambiamento ambientale della concentrazione d’ossigeno viene regolato da complessi reti di segnali ed dall’espressione genica (94).

La normossia, il livello di ossigeno (pO2) richiesto perché avvengano i normali processi fisiologici, è il livello ottimale di ossigeno nell’organismo. L’ipossia viene definita come una deficienza di ossigeno nell’organismo ed è conseguenza della differenza tra l’apporto e il consumo d’ossigeno. Si riconoscono diversi tipi di ipossia, classificati a seconda dei fattori che causano quella particolare condizione ipossica (46). L’ipossia innesca una serie di risposte cellulari, compresa la produzione di fattori di trascrizione. Nella maggior parte dei casi, l’ipossia conduce alla completa deprivazione d’ossigeno e conseguentemente alla morte cellulare. Se una condizione d’ipossia venisse trattata in tempo si potrebbe ottenere la salvezza o il recupero di determinate aree del tessuto. L’ipossia può portare ad diversi gravi disturbi come l’ictus cerebrale o l’infarto del miocardio, e se non trattato, progredisce verso l’anossia, che viene definita come la completa mancanza d’ossigeno. L’iperossia si verifica quando il livello d’ossigeno è più alto del livello presente in uno stato di normossia. Livelli iperossici di ossigeno nell’organismo possono risultare dannosi per i tessuti. Importanti effetti dannosi dell’iperossia sono il danno dei polmoni ed degli organi vitali e danno al SNC. Una condizione prolungata d’iperossia conduce alla morte presumibilmente a causa del danno ossidativo e da ROS. Sia l’ipossia che l’iperossia sono caratterizzati dalla produzione di ROS nelle cellule.

In questa sede, è importante notare che nonostante alcune linee guida siano state accettate, non ci sono valori di pressione parziale d’ossigeno assoluti (pO2) per definire l’ipossia o la iperossia (46). Il bisogno di ossigeno di un organo, un tessuto, o una cellula dipende dalla sua fisiologia e funzioni. Per cui, i livelli di ossigeno che dettano un cambiamento in senso ipossico/iperossico cambiano a secondo del sistema (cellula/tessuto/organo) a cui si fa riferimento. Per esempio, il cervello e i muscoli necessitano di diversi livelli di ossigeno per esprimere gli stati di normossia e ipossia. Questi particolari valori di ossigeno, in condizioni cliniche, possono anche essere influenzate dalla condizione del individuo. Risulta evidente che il controllo cellulare e tessutale del livello di ossigenazione dipenda anche dalla regolazione dei meccanismi sensori dell’ossigeno sia a livello sistemico che locale. E’ necessario un esteso lavoro per definire i livelli tessuto specifici di ossigeno associati alle condizioni di normossia,ipossia e iperossia per i diversi organi e tessuti.

LE SPECIE REATTIVE DELL’OSSIGENO

L’ossigeno molecolare atmosferico, un radicale libero esso stesso, è relativamente poco reattivo per le restrizioni definite dalle sue condizioni relative di spin. Questa proprietà previene la combustione spontanea dei materiali in un ambiente con atmosfera ricca d’ossigeno. L’ossigeno molecolare viene sottoposto alla riduzione di quattro elettroni per divenire acqua. Queste quattro riduzioni generano intermedi che sono comunemente e collettivamente chiamate ROS. Le ROS includono specie chimiche radicali e non radicali. Per definizione, qualunque specie chimica(atomo o molecola) con un elettrone spaiato viene descritto come un radicale libero (56). Tipici radicali liberi dell’ossigeno sono il superossido (O2  -.), il radicale idrossilico (.OH), il radicale perossido (RO2  .), ed il radicale idroperossido (HO2  .)

 

1). I ROS non radicali sono il perossido di idrogeno (H2O2), l’acido ipocloroso, ossigeno singlet, e l’ozono. Le specie

reattive del nitrogeno (RNS) come il perossido nitrico (OONO-) e ossido nitrico (NO) sono anche compresi a volte tra i

ROS . I membri della famiglia delle ROS mostrano una selettività diversa per i vari reagenti chimici e ampi spettri vita media. Per cui, la loro reattività ed i loro effetti nei sistemi biologici variano ampiamente.

Vita mediI ROS sono prodotte da meccanismi enzimatici e non enzimatici. Le sorgenti enzimatiche sono la xantina ossidasi, NADPH reduttasi, cicloossigenasi, lipoossigenasi, mieloperossidasi, la glucosio ossidasi, ossido nitrico sintetasi; anche il disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa a livello della ETS nei mitocondri produce le ROS, soprattutto il radicale superossido. Parecchi enzimi sono stati identificati come composti che producono le ROS durante il metabolismo. E’ stato dimostrato che il metabolismo di droghe e composti xenobiotici da parte del sistema microsomiale citocromo P450 porta alla formazione delle ROS. Si è anche dimostrato che l’autossidazione di piccole molecole come le catecolamine è in grado di produrre le ROS. Le ROS sono anche prodotte mediante l’esposizione alle radiazioni (ionizzanti, UV). La lista delle condizioni patologiche (malattie) in cui si dimostra un coinvolgimento delle ROS nel meccanismo fisiopatologico si fa sempre più lunga.

L’ossigeno molecolare viene attivato ad anione superossido o da un processo non enzimatico(radiazione ionizzante) oppure da una reazione enzimatica (R1). L’anione superossido è trasformato, dalla superossido dismutasi in perossido d’idrogeno (R2). La riduzione di quattro elettroni dell’ossigeno molecolare porta alla formazione di acqua (R4). La superossido è anche soggetta a dismutazione spontanea (non proporzionato) in ossigeno molecolare e perossido d’idrogeno (R5). Il superossido reagisce con il perossido d’idrogeno (reazione di Haber-Weiss) per formare ossigeno molecolare,radicali  idrossilici,  e  ioni  idrossilici  (R6).  I  metalli  di  transizione  (Cu+,  Fe2+,  Co3+)  catalizzano  la degradazione del perossido d’idrogeno (reazione di Fenton) in radicale idrossilico e ione idrossilico (R7). Il perossido d’idrogeno, nonostante sia atossico, porta alla formazione di uno delle ROS più reattive, la specie dei radicali idrossilici (.OH) nei sistemi biologici in presenza di metalli di transizione redox-attivi, soprattutto il Fe2+. E’ stato dimostrato che il radicale idrossilico è all’origine di diversi reazioni ROS- mediate nei sistemi biologici.

Di conseguenza, i metalli di transizione redox attivi giocano un ruolo importante nelle reazioni che producono le ROS a partire dall’ossigeno molecolare. Le ROS sono altamente reattive e sono in grado di reagire con ogni molecola dell’organismo. La reattività delle ROS con le biomolecole conduce al danno dei lipidi, carboidrati, proteine, e DNA . La perossidazione lipidica dei fosfolipidi di membrana da parte delle ROS è una reazione a catena altamente dannosa.

Per cui, il danno indotto dalle ROS sulle biomolecole presenta importanti implicazioni in molte disturbi fisiopatologici che si verificano a causa delle alterazioni mediate da radicali liberi durante i processi molecolari cellulari. Le proteine, sottoposte all’ossidazione da parte delle ROS, danno origine ad una miriade di prodotti che sono o essi stessi reattivi oppure formano dei radicali liberi in seguito alla loro interazione con altre molecole. Il danno al DNA è anche indotto dalle ROS, soprattutto da parte del radicale, altamente reattivo,idrossilico,che determina danni delle basi, rotture a catena singola, e la formazione di legami crociati, che sono responsabili delle mutazioni chimico- indotte e della carcinogenesi. Per cui, l’ossigeno gioca un ruolo primario nelle modificazioni ossidative mediate dalle ROS sulle biomolecole dal momento che le ROS derivano dall’ossigeno.

Nonostante le ROS siano stati scoperti per le loro azioni dannose, nel corso degli anni, gli studi condotti hanno dimostrato che le ROS sono anche importanti in svariati processi fisiologici sia a livello cellulare e che sistemico. E’ stato dimostrato che le ROS attivano i fattori di crescita cellulari nelle cellule muscolari lisce vascolari (5). Essi sono utili nell’eliminazione delle proteine non funzionali per mezzo della loro ossidazione e sono anche essenziali per il funzionamento degli organuli cellulari (70). Le ROS sono coinvolti nel processo dell’invecchiamento e della morte cellulare programmata. Esse inoltre agiscono come mediatori intracellulari (55). Le ROS sono importanti nella regolazione  di  svariati  processi  fisiologici(33).  D’altro  canto,  è  stato  dimostrato  il  coinvolgimento  delle  ROS  in parecchie malattie e disturbi, o come la causa o come l’effetto o entrambi. Il legame tra le ROS e svariate malattie verrà discussa più avanti in questo articolo.

 ANTIOSSIDANTI

Gli antiossidanti, per definizione, rallentano o inibiscono le reazioni ossidative mediate dai radicali liberi attraverso diversi meccanismi. La loro principale funzione è quella di proteggere l’organismo dagli effetti dannosi delle ROS e di mantenere l’omeostasi ossidoriduttivo REDOX dell’organismo. Gli antiossidanti possono essere raggruppate in due categorie, enzimatiche e non enzimatiche. Gli antiossidanti enzimatici comprendono la superossido dismutasi (SOD), catalasi, glutatione perossidasi, glutatione reduttasi e il tioredoxina (10). Gli antiossidanti non enzimatici sono i tioli (per es. il glutatione, GSH), tioli proteici; vitamine A, B6, B12,C ed E; il selenio; acido folico; ed i β-carotenoidi (60). I vari componenti del sistema di difesa antiossidativo sono correlate tra di loro e devono lavorare insieme per assicurare una adeguata protezione della cellula.

I meccanismi di difesa antiossidante variano da reti di controllo molto semplici a molto complessi. E’ stato dimostrato che queste reti sono attivate dagli ossidanti stessi (107). Le reti degli antiossidanti rilevano lo squilibrio redox dell’ambiente ed immediatamente si attivano per ripristinarne l’equilibrio (56).

I benefici degli antiossidanti derivano dal fatto che essi diminuiscono o aboliscono l’eccesso di ROS nelle cellule, portando alla prevenzione dell’invecchiamento, delle malattie cardiovascolari, e cancro, ossia laddove si è dimostrato che lo stress ossidativo rappresenta un importante fattore di causa. Molti studi sono stati fatti per capire i meccanismi che governano questi effetti antiossidanti protettivi, e la possibilità di usare gli antiossidanti come farmaci ed agenti preventivi  in  importanti  condizioni  patologiche,  sta  rapidamente  emergendo.  La  maggior  parte  degli  antiossidanti (piccola molecola e redox attivi), dipendendo dall’ambiente, possono agire o come pro-ossidanti o antiossidanti. Questo paradosso è molto critico per l’uso della molecola come antiossidante sicuro e efficace. In un ambiente ricco di metalli ed ossigeno, l’antiossidante diviene un pro-ossidante, genera ROS, e causa uno stress ossidativo. Di conseguenza, si deve usare molta prudenza quando si usano dosi elevate(mega) di antiossidanti redox attive o come integratori alimentari o come nutrienti per la prevenzione.

MITOCONDRI, ROS, MEDIATORI E APOPTOSI

Nonostante i mitocondri funzionino da centrale energetica della cellula in quanto generano la maggior parte dell’energia utile della cellula (ATP), questi organuli sono anche in grado di convertire l’ossigeno molecolare (2-3% del totale di ossigeno consumato) in ROS mediante un meccanismo di riduzione di un elettrone e di formare, anche, NO attraverso l’azione della ossido nitrico sintetasi mitocondriale (NOS) la quale utilizza,anch’essa, l’ossigeno molecolare come substrato (43). Di conseguenza, i mitocondri sono anche messi in pericolo dagli stress ossidativi, nitrici, e nitrosi. Ancora, i mitocondri giocano un ruolo fondamentale nella sopravvivenza e morte cellulare, nel quale l’ossigeno molecolare è il giocatore principale. Il SOD mitocondriale gioca un ruolo cruciale nel flusso del H2O2   cellulare e nel determinare lo stato redox e le funzioni vitali della cellula (19). Lo stato redox e la presenza di metalli di transizione,anche contribuiscono alla reazione ossidativa mitocondriale, che in ultimo determina l’omeostasi, la sopravvivenza,  o  la  morte  (apoptosi)  della  cellula.  Le  reazioni  a  catena  delle  ROS  come  mediatori  cellulari  dai mitocondri al nucleo, stanno dimostrando di essere uno tra i più importanti mediatori dell’invecchiamento e delle malattie nell’uomo, i quali possono essere rigorosamente controllati dagli antiossidanti attraverso la chelazione dei metaboliti attivi dell’ossigeno prodotti nei mitocondri.

MALATTIE E DISTURBI ASSOCIATI ALL’OSSIGENO ED ALLE ROS

La produzione delle ROS e lo stress ossidativo associato sono stati riconosciuti come i giocatori principali nella mediazione di un grande maggioranza di patologie causate dalla mancanza o l’eccesso d’ossigeno. Lo stress ossidativo è una condizione dell’organismo che si verifica quando l’equilibrio antiossidativo- ossidativo risulta alterato e l’equilibrio redox è disturbato, determinando la sovrapproduzione e l’azione di radicali liberi. Per cui, lo stress ossidativo conduce al danno del sistema biologico a livello molecolare, cellulare, di organo e sistemico. La relazione tra lo stress ossidativo, la produzione di ROS, i diversi livelli di ossigenazione, e lo stato patologico dell’organismo è molto complesso. La maggior parte delle volte, la determinazione della causa, che viene regolata da diversi fattori che agiscono sui vari organi/tessuti dell’organismo, apparentemente non è semplice.

L’omeostasi redox viene sottoposta a spostamenti a causa di una pletora di fattori. Le condizioni, che comprendono stati patologici, carenza o eccesso d’ossigeno, infezioni, infiammazioni, insulti tossici, scoppio ossidativo possono benissimo alterare l’omeostasi redox. Questo ha inizio da una serie di risposte, che includono l’induzione di fattori di trascrizione come HIF-1. Sotto certe circostanze, il tessuto/organo usa strategie riparative per ripristinare l’omeostasi redox alterato, ma a volte l’equilibrio non viene ripristinato, portando all’instaurarsi di stati patologici. Il cervello è molto suscettibile agli insulti, che determinano alterazioni dello stato redox attraverso diversi meccanismi (83) Il cervello presenta un elevato fabbisogno d’ossigeno e di conseguenza, una maggiore probabilità produrre ROS. In primo luogo, il cervello ha un basso livello di attività enzimatica antiossidante, soprattutto della catalasi. Secondo, il cervello ha livelli più elevati di acidi grassi poliinsaturi di membrana, che sono suscettibili all’attacco perossidativo mediato dai radicali liberi.

Tutte queste condizioni contribuiscono alla maggiore suscettibilità del tessuto cerebrale allo stress ossidativo ROS- indotto che prevede un’elevata produzione di specie radicali tossici, la degradazione dei lipidi di membrana attraverso la perossidazione, ossidazione proteica, e il danno ossidativo del DNA (29) Il liquido cerebrospinale ha complessi di ferro e di rame a basso peso molecolare, e i neuroni hanno ferro non eme. Questi metalli di transizione catalizzano le reazioni che generano i radicali liberi dell’ossigeno attraverso la reazione di Fenton. Per questo motivo, il cervello va maggiormente incontro ad uno stress ossidativo causato dalle ROS (83). Il rischio aumenta ancora di più nell’ictus emorragico.

Lo stress ossidativo è coinvolto nella maggior parte delle patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, la sindrome di Parkinson, e la sclerosi laterale amiotrofica (ALS) (tabella 2) (1, 29, 61, 83, 95). L’ossigeno è anche coinvolto nelle malattie e disturbi vascolari che includono, ma non sono limitati a: l’aterosclerosi, la malattia vascolare periferica, l’ischemia, danno da ischemia/riperfusione, malattia cardiaca congestizia, e ictus (22, 44, 61). L’aterosclerosi è un processo che determina l’ostruzione dei vasi sanguigni da parte di placche (costituiti da lipoproteine a bassa densità, LDL, e detriti cellulari) che si formano sulla parete vascolare. Un meccanismo ampiamente accettato è che l’ossidazione dei LDL da parte dei ROS porta alle lesioni aterosclerotiche (79). Gli enzimi presenti nella parete vascolare, inclusi NAD(P)H,  mieloperossidasi,  e  lipoossigenasi,  utilizzano  l’ossigeno  molecolare per  generare  ROS  (98).  Per  cui,  i processi ROS inducono/avviano quei processi che portano ad alla cascata di reazioni ossidative, che includono la perossidazione dei lipidi. Nonostante la relazione causa-effetto tra l’ossidazione dei lipidi e l’aterosclerosi non sia ancora stata stabilita (98), è chiaro che l’interazione dei lipidi con le specie derivate dall’ossigeno prima o dopo l’iniziazione delle lesioni è di grande interesse. E’ stato fatto il tentativo di somministrare una terapia antiossidante, ma non è stato osservata alcuna chiara evidenza della sua efficacia (14).

Le lesioni aterosclerotiche possono bloccare l’apporto sanguigno ad un tessuto o parte di un organo, determinandone l’ischemia. L’ischemia priva il tessuto di ossigeno e substrati (26). E’ stato dimostrato che l’ischemia tessutale determina la produzione di radicali liberi (ROS), il deterioramento delle membrane, e il disaccoppiamento dalla catena di trasporto degli elettroni a livello mitocondriale, portando alla perdita della fosforilazione ossidativa. Questi eventi, alla fine, causano la morte cellulare. Le due condizioni cliniche critiche che derivano dall’ischemia sono l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale. L’ischemia del miocardio (deprivazione di ossigeno del tessuto cardiaco) deriva o da un aumento sproporzionato della richiesta d’ossigeno o dall’arresto del flusso ematico al tessuto cardiaco. Esso determina la formazione di tessuto infartuato (tessuto cicatriziale) che intacca la funzione cardiaca. Questo, in seguito, determina svariate disfunzioni, comprese le cardiomiopatie e il cuore congestizio, che sono le cause principali di morte negli Stati Uniti. L’ictus è la risposta del cervello alla privazione d’ossigeno. L’ictus emorragico è causato dalla rottura di un vaso sanguigno. Le placche aterosclerotiche sono state identificate come i fattori responsabili dello stabilirsi di un ictus. E’ stato osservato che l’ictus tende a diventare di tipo emorragico se non trattato in tempo. L’ictus determina la morte dei neuroni dell’area ischemica, e – in relazione alla natura ed all’estensione del danno – le funzioni cerebrali e conseguentemente le varie funzioni dell’organismo, ne vengono intaccate. Lo stress ossidativo viene considerato il principale giocatore nei processi post ictali che determinano la morte dei neuroni (30, 61).

Il danno da riperfusione si verifica quando l’ossigeno è reintrodotto nell’area ischemica attraverso il ripristino della circolazione. Questa riperfusione di ossigeno innesca la produzione delle ROS che danneggiano il tessuto ischemico. Questa condizione, nonostante largamente osservata a livello del miocardio, si verifica in qualunque tessuto ischemico e poi riperfuso; ciò è normalmente osservato nel cervello dopo un ictus, e nel fegato (93), ed è di grande interesse nella chirurgia plastica e dei trapianti. Non esiste un consenso comune su come le ROS si formino dall’ossigeno dopo la riperfusione; tuttavia, sono stati proposti vari meccanismi (13, 20). Due dei più importanti includono il coinvolgimento della xantina ossidasi e la NAD(P)H ossidasi. Durante l’ischemia, la produzione e l’accumulo di un substrato porta alla formazione di ROS in presenza d’ossigeno, causando un esteso danno del tessuto, determinando l’apoptosi (65). Sono stati condotti degli studi sull’uso di antiossidanti e inibitori della xantina ossidasi (14, 77) per diminuire il danno ROS indotto nel tessuto post-ischemico- riperfuso. Un altro approccio è quello irrorare il cuore con sangue contenente una determinata quantità d’ossigeno in modo da minimizzare il danno ossigeno-mediato in seguito alla riperfusione con un fluido ricco di ossigeno. L’azione dei radicali liberi e, lo squilibrio degli enzimi antiossidanti nel cancro furono studiati da Oberley e Buettner (76), con particolare attenzione al ruolo del SOD che presenta un ruolo centrale nel cancro fin dal

1978, molto tempo prima che i termini “ROS” e “stress ossidativo” fossero introdotti nel linguaggio di questo campo.

 

Tokokuni e collaboratori, nel 1995 (104), hanno sviluppato l’ipotesi che lo stress ossidativo contribuisse con un ruolo ben preciso allo sviluppo del cancro. Da quel momento in poi, considerevoli progressi sono stati fatti nella comprensione del ruolo dei ROS e dello stress ossidativo nel cancro, nella crescita tumorale, e nella proliferazione cellulare (11, 16, 99,

106). E’ stato dimostrato che il danno delle proteine, lipidi, e DNA sono associati al cancro. E’ noto che bassi livelli d’ossigeno nel tumore influenzano la crescita del tumore attraverso angiogenesi (64), indotti da diversi geni, e i fattori di trascrizione come HIF-1 (42, 53, 66, 99, 108). Lo stress ossidativo influenza le metastasi tumorali mediante la diminuzione dell’adesione delle cellule alla lamina basale (52), l’aumento della migrazione cellulare (52), la modificazione della permeabilità vascolare (16), e l’attivazione delle metalloproteinasi di membrana (72, 73).

Lo stress ossidativo gioca un ruolo cruciale nelle patologie dell’occhio. La retinopatia nel pretermine è associata ad un’alta concentrazione d’ossigeno (iperossia) che causa la vascolarizzazione della retina durante gli anni successivi di vita (102). Tuttavia, è stato anche suggerito che altri fattori, inclusi la concentrazione di vitamina E nei prematuri, il peso alla nascita, la durata gestionale, e l’esposizione alla luce, contribuiscano alla retinopatie nei nati prematuri. Sono stati proposti vari studi per studiare i valori di saturazione d’ossigeno più bassi (SpO2, 85-89%) come livelli più sicuri rispetto ai livelli SpO2  (91-95%) attualmente usati per ridurre la gravità della retinopatia nel pretermine. (102). Vice versa, è stata suggerito che l’ipossia retinica sia un fattore che contribuisca alla neovascolarizzazione nelle retinopatie proliferative ischemiche, con particolare attenzione alle patologie diabetiche dell’occhio (97). E’ stato dimostrato che la vitrectomia e la fotocoagulazione pan retinica – le due strategie terapeutiche – riducono o minimizzano efficacemente la neovascolarizzazione retinica diabetica attraverso il miglioramento dell’ossigenazione retinica. Ironicamente, lo stesso ossigeno molecolare ha due differenti personalità come (a) causa della retinopatie del pretermine a livelli elevati, e (b) miglioramento della retinopatia diabetica mediante un aumento dell’apporto d’ossigeno, laddove il primo richieda una riduzione della dose d’apporto d’ossigeno, e il secondo richieda un aumento dei livelli d’ossigeno.

Lo stress ossidativo è un importante fattore da essere considerato nei diabetici (6, 62, 69, 75), patologie renali (63), autismo (68), malattie dipendenti dall’età come l’artrite (57, 103), e molte altre malattie e disturbi. Questo richiede una completa conoscenza del meccanismo di regolazione della malattia da parte dello stress ossidativo e l’efficacia delle terapie allo stesso tempo.

OSSIGENO, IPEROSSIA, E PATOLOGIE POLMONARI

E’ sempre più evidente che l’ossigeno, soprattutto nello stato ipossico, giochi un ruolo di maggiore importanza in parecchi malattie/disturbi polmonari nell’uomo (9, 12, 27). Lo stress ossidativo mediato dai metabolici reattivi derivati dall’ossigeno (ROS) è stato riconosciuto come un fattore di inizio delle malattie polmonari indotte dall’ossigeno (82). Oltre alle ROS, si è dimostrato che anche le RNS partecipano alle malattie polmonari indotte da ossidazione, e i meccanismi di difesa antiossidanti sono considerati importanti nella protezione delle malattie polmonari mediate dallo stress ossidativo (27). Si è dimostrato che i sistemi di difesa antiossidanti, soprattutto il glutatione perossidasi sono stati identificati come regolatori upstream durante lo stress ossidativo nel polmone, che potrebbero rappresentare un importante fattore protettivo contro il danno polmonare mediato dall’ossidazione. Le stress ossidativo è anche implicato nell’asma. Tra le difese antiossidanti, risposte adattative sono state identificate come giocatori importanti nella difesa contro l’asma indotta dall’ossidazione, che potrebbe anche fornire suggerimenti per identificare le strategie terapeutiche antiossidanti ed antiasmatiche (12). E’ stata dimostrata un’associazione tra le proteine del complemento, la fagocitosi, i ROS, e la fisiopatologia nelle malattie polmonari (asma, sindrome da stress polmonare acuto, ARDS) (87).

La tossicità dell’ossigeno nel polmone è associato all’influsso delle cellule infiammatori fagocitiche nel polmone, aumento dell’espressione delle citochine, e la regolazione del danno polmonare acuto indotto da iperossia, che potrebbe offrire dei suggerimenti per lo sviluppo della tossicità polmonare dell’ossigeno (9). I meccanismi di segnali nell’epitelio polmonare gioca un ruolo cruciale nelle malattie polmonari mediate dall’ossidazione, compresa l’asma, la fibrosi cistica, la bronchite, e la malattia ostruttiva cronica del polmone (COPD) (71). Le proteine chinasi attivate dai fitogeni (MAPK) sono state riconosciute come importanti interruttori di segnale nelle malattie polmonari mediate dall’ossidazione e come possibili bersagli dell’intervento farmacologico in tali condizioni patologiche. Dal momento che le cellule infiammatorie producono e rilasciano i ROS, sia l’infiammazione che il cancro del polmone sembrano strettamente connessi allo stress ossidativo che induce l’attivazione delle proteasi e il danno del DNA (96). L’attivazione dell’ossigeno in ROS e RNS e la loro susseguente partecipazione di questi metaboliti altamente reattivi nel COPD e nelle malattie respiratorie mediate dallo stress ossidativo, sono stati messi in evidenza (32). Il fattore nucleare, il fattore 2 eritroide 2- correlato (Nrf 2), un fattore di trascrizione appartenente alla famiglia di fattori di trascrizione (CNC-bZIP), attiva i mediatori protettivi antiossidanti che sono con ogni probabilità i candidati terapeutici della sindrome acuta da stress respiratorio, fibrosi polmonare, cancro del polmone, ed enfisema, nei quali allo stress ossidativo è stato riconosciuto un ruolo cruciale. In conclusione, è divenuto molto chiaro che l’ossigeno è un giocatore critico nel danno e nelle patologie polmonari mediate dallo stress ossidativo.

 OSSIGENO, STRESS OSSIDATIVO, E TOSSICITÀ AMBIENTALE

E’ stata dimostrata la tossicità dell’ossigeno in condizioni tossicologici in diversi sistemi in vivo, laddove i ROS inducono il danno a livello  molecolare,  subcellulare,  cellulare,  e d’organo.  La produzione  dei ROS  indotta dalla radiazione ionizzante e associata a stress e danno ossidativo sono ben dimostrati. Gli inquinanti ambientali [inquinanti gassosi, comprendenti il diossido di solfuro e gli ossidi di nitrogeno, l’ozono, i metalli pesanti e le polveri di metallo, i contaminanti  biologici  come  i  pollini,  batteri,  tossine,  spore,  funghi,  la  rabbia  e  virus  animali,  chimici  agricoli, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici, volatili, solventi e particolato urbano (PM), fibre, e gas di scarico del diesel], dopo il loro ingresso nell’organismo, inducono la formazione di ROS a partire dall’ossigeno molecolare attraverso reazioni enzimatiche in un ambiente ricco di metalli o attraverso la formazione metabolica per mezzo delle biotrasformazioni. La via d’ingresso nell’organismo è un fattore critico nell’induzione dello stress ossidativo. L’inalazione di sostanze tossiche nell’aria si è dimostrata causa di stress ossidativo attraverso la formazione di ROS nel tratto respiratorio, polmoni, ed altri tessuti. E’ stato dimostrato che l’ingestione o l’assorbimento dietetico o dermico di diversi composti chimici tossici causano lo stress ossidativo in vari organi. Lo stress ossidativo a livello cellulare comporta la perossidazione dei lipidi di membrana ROS/RNS mediata, alterazioni tiolo-redox, alterazioni delle attività enzimatiche e danno del DNA, i quali determinano danno tessutale e perdita della normale funzione fisiologica degli organi. Parecchie importanti reazioni a catena a livello cellulare sono stati dimostrati essere la causa degli danni tossici dopo il loro ingresso. Gli inquinanti gassosi (ossidi di nitrogeno, monossido di carbonio, biossido di carbonio, idrogeno solforoso, e ossidi di zolfo), insieme all’ossigeno molecolare, hanno un profondo impatto i sistemi cellulari, molecolari, e  biochimici  mediate  la  regolazione  della  formazione  dei  radicali  liberi,  ROS  e  RNS,  che  causano  gravi  danni

nell’organismo  (81).  E’  stato dimostrato  che  il  ciclo  redox  nei  sistemi  biologici, incluso  l’uomo,  gioca un  ruolo importante nella tossicità degli inquinati ambientali dopo il loro ingresso nell’organismo. Il metabolismo redox è stato preso in causa nella formazione dei ROS attraverso la catalisi NADPH- citocromo P450 reduttasi ed è associato al danno del DNA durante il trattamento con gas di scarico articolato del diesel (51). Il metabolismo redox catalizzato dai flavonoidi dei metaboliti del 2,4,6- trinitrotoluene (TNT) nella citotossicità TNT è stato messo in evidenza (86). E’ stato dimostrato  che  l’erbicida  ad  ampio  uso bipiridilum,  paraquato,  mostra  la  sua  tossicità  negli  animali  e  nell’uomo attraverso la produzione di superossido mediato dal metabolismo redox(40). In conclusione, dovrebbe essere messo in evidenza che lo status dell’ossigeno del sistema è molto critico durante il metabolismo redox dei composti chimici ambientali  a  causa  dei  loro  effetti  dannosi  mediati  dalla  formazione  di ROS  e  stress  ossidativo.  L’inquinamento atmosferico da parte di gas nocivi e metalli pesanti è causa di effetti dannosi della salute, comprese le malattie e i

disordini respiratori, tra gli abitanti dei centri urbani nei paesi industrializzati (91).

E’  stato dimostrato  che  l’asma  è  associata  agli  inquinanti  atmosferici  compresi  il  particolato  (PM)  e  l’ozono; la suscettibilità genetica individuale ed i sistemi di difesa antiossidanti giocano un ruolo fondamentale (67). Gli inquinanti atmosferici PM (2,5-10μm) nell’aria sono note come noti tossine aeree ambientali associate alla mortalità e morbilità cardiopolmonare negli Stati Uniti e nelle città industrializzate del mondo (101). E’ stato dimostrato che i PM atmosferici inducono la formazione di ROS e stress ossidativo nelle vie respiratorie, causando infiammazione polmonare. E’ stato inoltre messo in evidenza che i PM nell’aria esacerbano l’infiammazione polmonare negli individui affetti da asma e COPD(101). L’analisi del PM urbano ha rivelato la presenza di materiali biologici (pollini e batteri), composti organici, idrocarburi, ioni, acidi, gas, e metalli di transizione assorbiti ad un nucleo di carbonio (101). E’ stato provato che i PM inalabili causano la formazione di ROS ed inducono uno stress ossidativo e danno ossidativo. E’ stato dimostrato che l’inalazione di particolato dall’ambiente o per esposizione professionale aumenta il rischio di cancro al polmone, probabilmente a causa della produzione di ROS particolato-indotto ed associata genotossicità (49). L’esposizione ambientale alla 2,3,7,8,-tetraclorodibenzo-ρ-diossina ed altri idrocarburi alogenati piani è causa di embriotossicità cardiovascolare (38).

L’analisi tramite risonanza magnetica elettronica ha rivelato la formazione di ROS indotto da PM atmosferici inalabili che catalizzano mediante i metalli di transizione e il ciclo redox quinone che comprende le reazioni di Fenton (105). Il PM atmosferico ultrafine(<0.1 μm) ha assunto una grande importanza negli ultimi anni come un grave inquinante atmosferico nei centri urbani, che epidemiologicamente risulta associato a maggiori rischi di ischemia miocardia, aritmia cardiaca, ipertensione, bradicardia, infiammazione, e trombosi (31). Nonostante gli esperimenti su animali e i dati epidemiologici suggeriscano una forte correlazione tra l’inquinamento atmosferico ambientale di PM e le malattie/tossicità cardiopolmonari e cardiovascolari, devono ancora essere identificate e stabilite le specie chimiche del PM responsabili ed i precisi meccanismi sottostanti (8). Non di meno, sta emergendo il coinvolgimento dell’ossigeno molecolare e i ROS nelle malattie/tossicità cardiopolmonari e cardiovascolari.

OSSIGENOTERAPIA

L’ossigeno può essere usato come agente terapeutico per assistere al recupero di alcuni condizioni che erano associate ad insufficienza d’ossigeno. L’ossigeno può essere somministrato con due modalità: tramite ossigenoterapia supplementare od ossigenoterapia iperbarica, a seconda dei casi. Nell’ossigenoterapia supplementare, al paziente viene somministrato ossigeno per inalazione al fine di combattere l’insufficienza d’ossigeno nel sangue/tessuti. La terapia può essere applicata a breve termine per il recupero da alcune condizioni o a lungo termine per alcune patologie croniche respiratorie. L’ossigeno viene somministrato o attraverso un impianto di concentrazione o come gas compresso o da una sorgente liquida di ossigeno. Questa terapia aiuta ad aumentare i livelli di ossigeno arterioso e quindi ad alleviare gli effetti dannosi delle condizioni d’ipossia. Esso migliora il sonno, riduce la dispnea, e diminuisce il rischio di arresto cardiaco nei pazienti con gravi problemi respiratori. L’ossigenoterapia è utile in condizioni come asma, COPD(41), enfisema,  bronchiti,  cancro  del  polmone,  fibrosi  cistica,  ipertensione  polmonare  (58)  ed  insufficienza  cardiaca congestizia. L’ossigeno è anche utilizzato per resuscitare dei neonati, ma esistono controversie sulla necessità e la frequenza con cui debba essere utilizzato l’ossigeno (28, 88). Cilindri trasportabili di ossigeno sono usati come ausilio durante attività fisiche, quali le scalate di alta montagna (per l’ipossia ad elevate altitudini) e per immersioni profonde. Un altro tipo di terapia con l’ossigeno è l’ossigenoterapia iperbarica (HBO). Nella HBO, al paziente viene somministrato ossigeno al 100% ad valori di pressione di >1atm., che aiuta a superare l’ipossia diminuendo il livello di ossigeno disciolto nel plasma. Di conseguenza, esso è indicato in molte condizioni che presentino complicanze ipossiche come nei casi di embolia gassosa, avvelenamento da monossido di carbonio, riparazione di ferite, malattia da decompressione rapida. La HBO aiuta la riparazione di ferite mediante la diminuzione dell’edema per vasocostrizione, l’uccisione di batteri, e promuovendo l’angiogenesi (15, 37). Esso viene inoltre usato nel trattamento delle ulcere del piede diabetico (45).  Lo  HBO  si  è  anche  dimostrato  utile  come  terapia  adiuvante  nel  trattamento  dei  tumori  con  radioterapia, chemioterapia, e fototerapia (3). La maggior parte di questi vantaggi derivano dalla diminuzione dell’ipossia nei tumori. L’uso della HBO nel trattamento dell’avvelenamento da monossido di carbonio, ustioni, lesioni da schiacciamento deve essere ancora valutato (89). Un’altra indicazione della HBO è la malattia da decompressione (37).

Da osservazioni sperimentali e cliniche, è sempre più evidente che il trauma cranico ed il metabolismo aerobico siano correlati (4). Il danno nell’apporto d’ossigeno e la susseguente disfunzione mitocondriale nel cervello dovuto all’ipossia cono stati individuati come ruoli critici nel danno cerebrale da trauma. Questa situazione si verifica a causa dell’ipossia arteriosa o diminuzione dell’apporto sanguigno, o entrambi (4), che conduce anche al 80-90% di mortalità in questi pazienti. Le strategie terapeutiche, incluso l’aumento della pressione di perfusione cerebrale, l’aumento della pO2 arteriosa (ossigeno iperbarico), e l’iperossia a pressione atmosferica sono state sviluppate per migliorare il metabolismo ossidativo nell’encefalo traumatizzato. Di questi, l’iperossia normobarica è stata messa in evidenza come scelta terapeutica per salvare l’encefalo da danni traumatici (4).

E’ stato notato che durante la transizione dal sonno NON REM al sonno REM, vi è un aumento del flusso sanguigno cerebrale e dell’apporto di glucosio al cervello con diminuzione dell’aumento dell’influsso d’ossigeno (59). Questo ha suggerito che la diffusione dell’ossigeno sia limitata in questa condizione, il che è anche sostenuto dalle osservazioni delle  regioni  ipossiche  nell’encefalo  dovute  a  ipossia  a  livello  capillare  microregionale  e  susseguente  glicolisi anaerobica. L’ipossia riduce notevolmente la durata del sonno REM, laddove l’iperossia l’aumenti; di conseguenza, una diminuzione della pO2   arteriosa o del trasporto di ossigeno o di entrambi divengono una minaccia nel sonno REM in condizioni patologiche (59). Per questo motivo, diviene sempre più evidente come l’ossigenazione del sangue e dell’encefalo, in un modo associato, regoli gli schemi del sonno nell’essere umano.

L’essere  umano,  durante  l’esposizione ad  elevate  altitudini,  si  trova  ad  affrontare ipossia da  elevata  altitudine,  e nonostante le differenze genetiche che esistono tra gli individui è stato osservato un adattamento all’ipossia cronica da elevata altitudine (34). Anche se viene utilizzato un supplemento temporaneo d’ossigeno per l’ipossia di montagna, il meccanismo  molecolare  dell’adattamento  ipossico  –  che  interessa  le  regolazioni  epigenetiche  come  lo  stato antiossidante, la trascrizione, la traduzione, e le modificazioni post-translative – si svolge comunque nell’uomo che si avventura in spedizioni ad elevate altitudini.

La COPD è strettamente associato alla produzione di ossidanti, stress ossidativo, ed infiammazione (82). Lo stress ossidativo durante la COPD conduce all’inattivazione delle antiproteasi, in attivazione dei surfattanti, eccessiva secrezione mucosa, deterioramento ossidativo dei lipidi di membrana, danno epiteliale del polmone, alterazioni della matrice extracellulare, e morte cellulare per apoptosi. Sono state proposte alcune strategie terapeutiche che comprendono la somministrazione di antiossidanti per trattare la COPD. Tuttavia, è stato oggetto di dibattito se trattare i pazienti con COPD tramite maschere ad ossigeno al 28%, quali quelle usate dai paramedici, che potrebbero esacerbare la condizione iperossica nei pazienti con iperossigenazione (74).

Anche la fagocitosi dei batteri da parte dei leucociti e la sintesi del collagene utilizzano l’ossigeno molecolare come un importante substrato (24). Immediatamente dopo l’intervento chirurgico, durante il periodo post-operatorio (a causa di diversi fattori come l’ipoventilazione conseguente alla depressione farmacologica, l’ipossia, e il tremore indotto dall’aumento del metabolismo), la somministrazione dell’ossigeno ambientale non è sufficiente; per questo motivo, è raccomandato un supplemento di ossigeno peri-operatorio per un miglior recupero del paziente.

L’importanza dell’ossigeno nella guarigione di ferite diventa sempre più evidente. E’ stata messa in evidenza l’azione reciproca dell’ipossia e dell’iperossia nella riparazione di ferite cutanee in modelli animali sperimentali (100). Per la riparazione  di  ferite  cutanee,  è  raccomandata  una  combinazione  di  fattori  di  crescita  ed  ossigeno  molecolare. L’importante ruolo dell’HIF-1 in tale combinazione nella terapie delle ferite cutanee è stato oggetto di particolare interesse.  L’uso  d’ossigeno  non  è  privo  però  di  complicanze;  esistono  infatti  studi  sulle  complicanze  nelle ossigenoterapie  a  breve  termine  (21)  e  nelle  terapie  iperbariche  (37).  Questo  deve  portare  ad  un  uso  prudente dell’ossigeno in terapia.

CONCLUSIONI

E’ stato inequivocabilmente stabilito come l’ossigeno molecolare sia un elemento assolutamente necessario per la sopravvivenza delle forme di vita aerobiche, inclusa quella umana. Nonostante l’ossigeno sia uno degli ingredienti più importanti nella produzione di energia utilizzabile (ATP), il trasporto d’ossigeno, l’ossigenazione cellulare, ed il rilevamento dell’ossigeno sono fenomeni cruciali nella regolazione della fosforilazione ossidativa mitocondriale. A parte la sua partecipazione nella produzione di ATP, l’ossigeno molecolare può anche essere trasformato in ROS altamente reattive,  che  giocano  un  ruolo  utile  nelle  normali  funzioni  fisiologiche  oppure  possono  risultare  dannose  per l’organismo,  a seconda dell’equilibrio ossidanti-antiossidanti. I livelli dell’ossigenazione cellulare e tessutale sono strettamente controllati dal consumo cellulare d’ossigeno, dai complessi segnali del sistema sentore d’ossigeno, ed dal trasporto  dell’ossigeno;     mantengono  inoltre  lo  stato  normale  della  fosforilazione  ossidativa.  In  condizioni  di cambiamento degli stati ossigenativi tessutali e cellulari (ipossia e iperossia), l’ossigeno molecolare si allontana e viene trasformato in ROS, che sono dannose per l’omeostasi fisiologica. Questo fenomeno anormale si riscontra spesso in una pletora di condizioni fisiopatologiche e malattie. Un’ampia comprensione del comportamento dell’ossigeno molecolare ai diversi livelli di ossigenazione, trasporto, sensori, fosforilazione ossidativa, e la produzione di ROS nelle normali condizioni fisiologiche e in condizioni fiso patologiche, offrirà certamente un miglioramento delle strategie terapeutici di gravi disturbi e malattie nel quale l’ossigeno gioca un ruolo principale.

ABBREVIAZIONI

ALS,sclerosi amiotrofica laterale;

ARDS sindrome da stress respiratorio acuto; COPD, malattia da ostruzione polmonare cronica; ETS, catena di trasporto degli elettroni;

HBO, ossigeno iperbarico; HIF, fattore ipossia –indotto;

LDL, lipoproteine a bassa densità; MAPK, proteinchinasi fitogeno-attivate; NO, ossido nitrico;

NOS, ossido nitrico sintetasi;

NREM movimento oculare non rapido; PM, materia articolata;

RBC, globuli rossi;

REM movimento oculare rapido; RNS, specie reattive del nitrogeno; ROS, specie reattive dell’ossigeno; SOD, superossido dismutasi;

TNT, 2, 4, 6,- trinitrotoluene.

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Per la richiesta di ristampe, si prega rivolgersi a:

N. Parinandi, Ph.D.

Dorothy M. Davis Heart and Lung Research Institute

Division of Pulmonary, Critical Care, Allergy, and Sleep Medicine

The Ohio State University

473 West 12th Avenue, Room 611-A Columbus, OH 43210

Data della prima comunicazione ad ARS Central: 27 aprile 2007; data dell’invio della versione finale revisionata: 7

maggio 2007; data di accettazione: 13 maggio 2007.

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